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regime patrimoniale tra i coniugi

Il regime patrimoniale tra i coniugi

La comunione legale e la separazione legale dei beni dei coniugi

regime patrimoniale tra i coniugi

L’Avv. Chiara Pollini opera nel proprio Studio Legale in provincia di Firenze, nel Comune di Sovigliana-Vinci, a pochi passi dal centro città di Empoli. Lo Studio si occupa, tra l’altro, di diritto di famiglia e cura con particolare dedizione i procedimenti di separazione e divorzio, congiunti o giudiziali (contenziosi) ed il regime patrimoniale tra i coniugi.

Tali procedimenti coinvolgono, oltre i rapporti personali, il patrimonio familiare e quello dei coniugi. Sia i provvedimenti del Giudice, che le concordate condizioni di separazione consensuale e, parimenti, l’accordo di negoziazione assistita, incidono sulla gestione e sulle sorti, in genere, dei rapporti patrimoniali tra i coniugi.

I rapporti patrimoniali verranno diversamente coinvolti, durante i procedimenti di separazione e divorzio, a seconda che il regime patrimoniale prescelto al momento del matrimonio sia quello della comunione legale beni o quello della separazione legale dei beni.

Il regime patrimoniale tra i coniugi viene prescelto al momento della celebrazione del matrimonio ed è quello della comunione legale, salvo che gli sposi non indichino espressamente di optare per la separazione dei beni.

Vi è, poi, un terzo regime patrimoniale tra i coniugi, quello della “comunione convenzionale” che può essere scelto prima o dopo il matrimonio, stipulando un atto pubblico che, per espresso accordo degli interessati, modifica la comunione legale (ammettendo o escludendo beni e/o indicando come amministrarli), pur nel rispetto delle norme inderogabili.

I beni inclusi nella comunione legale

regime patrimoniale tra i coniugi

La comunione legale dei coniugi ha ad oggetto soltanto alcuni beni (immobili, mobili, diritti e crediti), mentre per gli altri permane la condizione originaria di separazione dei rispettivi patrimoni delle parti. Entrano a far parte della comunione tutti i beni acquistati congiuntamente o disgiuntamente dai coniugi durante il matrimonio e le aziende costituite dopo il matrimonio gestite da entrambi i coniugi. Tali beni entrano in comunione immediatamente, cioè non appena vengono acquistati. Entrano, poi, in comunione anche i frutti dei beni propri di ciascun coniuge e i proventi dell’attività separata di ciascun coniuge, ma soltanto se le somme residueranno al momento dello scioglimento della comunione (cosiddetta “de residuo”).

I beni esclusi dalla comunione legale

Non entrano, invece, a far parte della comunione i beni di cui, prima del matrimonio, il coniuge era proprietario, né quelli che, in costanza di matrimonio, sono pervenuti ad uno dei coniugi a titolo gratuito. Restano, inoltre, esclusi dalla comunione gli altri acquisti che, ai sensi dell’art. 179 c.c., costituiscono beni personali:

  • i beni acquisiti successivamente al matrimonio per effetto di donazione o successione;
  • i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge;
  • i beni che servono all’esercizio della professione del coniuge;
  • i beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno;
  • le somme percepite quale pensione di invalidità;
  • i beni acquisiti con il prezzo del trasferimento dei beni personali sopraelencati purché si abbia l’attenzione di inserire specifica dichiarazione nell’atto di acquisto.

Su questi ultimi beni, dunque, al momento della separazione personale dei coniugi, o del divorzio, nulla può pretendersi.

Debiti e patrimonio in comunione

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Per quanto concerne i debiti contratti dai coniugi durante il matrimonio, in line generale, si deve distinguere in base al motivo per cui è stata assunta l’obbligazione di pagamento.

I debiti dei coniugi – e i debiti del singolo coniuge – contratti nell’interesse precipuo della famiglia trovano garanzia di solvibilità nel patrimonio in comunione.

Il debito contratto, invece, per motivi diversi dall’interesse familiare – non è un debito comune ma – è un debito personale del coniuge del quale quest’ultimo è chiamato a rispondere – prima e in via preferenziale – con i beni personali. Soltanto qualora i beni personali del coniuge non siano sufficienti per onorare il pagamento, allora il coniuge ne risponderà con i beni facenti parte della comunione legale.

Ciò significa che i creditori del coniuge che ha contratto il debito per ragioni personali, dovranno prima aggredire il patrimonio personale del debitore e, soltanto dopo averlo infruttuosamente escusso, rivalersi sul patrimonio familiare.

Quando si scioglie la comunione

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La comunione si scioglie, nei casi più numericamente significativi, con la Separazione Personale dei coniugi. Si scioglie, inoltre, con il divorzio (nei casi in cui non sia preceduto da Separazione), con l’annullamento e la dichiarazione di nullità. Infine, cessa nel caso di richiesta giudiziale di separazione dei beni (in presenza dei requisiti indicati dall’art. 193 cod. civ.) e, infine, per morte, dichiarazione di morte presunta, di assenza e di fallimento.

Lo Studio Legale Avv. Chiara Pollini si trova a Sovigliana-Vinci (Fi), in Viale Togliatti n.111, a pochi passi dal centro città di Empoli. Per ulteriori informazioni sul regime patrimoniale tra i coniugi, sui debiti contratti durante il matrimonio e sull’opportunità di chiedere la separazione legale dei beni, nonché per consulenze in materia di diritto di famiglia, Vi invita a per prendere un appuntamento in Studio o richiedere un parere online (i riferimenti sono nella sezione contatti).

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divorzio

Divorzio

I diversi procedimenti previsti dalla legge per lo scioglimento degli effetti civili del matrimonio

L’Avv. Chiara Pollini opera nel proprio Studio Legale in provincia di Firenze, nel Comune di Sovigliana-Vinci, a pochi passi dal centro città di Empoli. Lo Studio si occupa, tra l’altro, di diritto di famiglia e cura con particolare dedizione i procedimenti di Separazione e Divorzio, congiunti o giudiziali (contenziosi).

La normativa di riferimento è contenuta nella Legge nr. 898/1970. Con il divorzio si sciolgono gli effetti civili del matrimonio religioso, oppure si scioglie il matrimonio celebrato con rito civile.

Il procedimento di divorzio può essere avviato da ciascun coniuge indipendentemente dalla volontà dell’altro (divorzio giudiziale), oppure da entrambi congiuntamente (divorzio congiunto), in quest’ultimo caso indifferentemente con l’assistenza di un unico Avvocato oppure con il Patrocinio dei rispettivi Legali di fiducia.

divorzio

Si è aggiunto, poi, con la Legge n. 162 del 2014 , il procedimento di convenzione di negoziazione assistita, ossia una procedura gestita dai rispettivi avvocati di fiducia dei coniugi che conduce allo scioglimento del matrimonio senza ricorrere all’Autorità Giudiziaria. E’ questa la più snella modalità per ottenere il divorzio, spesso indicata dai Clienti, con espressione del tutto atecnica, come “divorzio davanti all’avvocato”. La stessa normativa ha introdotto, infine, la possibilità di domandare lo scioglimento del matrimonio innanzi l’ufficiale dello stato civile, secondo le modalità comunemente chiamate “divorzio facile.

Comunemente, il divorzio viene chiesto a seguito dell’intervenuta Separazione Personale dei coniugi. Per avviare il procedimento di scioglimento (degli effetti civili) del matrimonio (religioso) dovranno essere trascorsi

  • almeno 6 mesi, se la Separazione è stata di tipo Consensuale
  • almeno 1 anno se la Separazione è stata di tipo Giudiziale

Il termine decorre, in entrambi i casi, dal giorno della comparizione dei coniugi innanzi il Presidente del Tribunale all’esito della quale è stato emesso il provvedimento di autorizzazione dei coniugi a vivere separati, anche se la Sentenza di Separazione o il Decreto di Omologa del Tribunale interviene in un momento successivo. Il termine previsto si considera interrotto in caso di riconciliazione dei coniugi.

Tale termine è inderogabile, ma ciò non è noto a tutti. Infatti, sovente i coniugi separati si rivolgono al proprio avvocato chiedendo del “divorzio breve”.  Tale gergale espressione è, però, alquanto fuorviante: il divorzio, nel nostro Ordinamento, non è “immediato”, ma è ottenibile dai coniugi soltanto dopo che sono decorsi 6 mesi dalla Separazione Consensuale (o dalla conclusione della procedura di negoziazione assistita) o 1 anno dalla Separazione Giudiziale e all’esito di procedimenti – più o meno articolati e complessi –che, però, devono obbligatoriamente essere intrapresi e, pertanto, hanno comunque dei tempi tecnici non superabili.

divorzio

Domanda di divorzio

Attualmente, per presentare domanda di divorzio– anche dopo l’entrata in vigore della Legge n. 162 del 2014sul cosiddetto “divorzio davanti all’avvocato”, cioè mediante procedimento di convenzione di negoziazione assistita o di fronte all’ufficiale dello stato civile (il “divorzio facile”) – le parti devono alternativamente essere in possesso

  • della Sentenza di Separazione passata in giudicato, se la separazione deriva da un procedimento giudiziale;
  • del Decreto di Omologa della Separazione Consensuale;
  • dell’Accordo di cui alla Negoziazione Assistita;
  • della doppia dichiarazione innanzi all’Ufficiale dello stato civile.

Meno frequenti le altre cause di divorzio previste dalla Legge, che prescindono dalla Separazione Personale: la condanna di rilevanza penale del coniuge per determinate categorie di delitti ritenuti particolarmente riprovevoli; la mancata consumazione del matrimonio; passaggio in giudicato di sentenza di modificazione di attribuzione di sesso e, ovviamente, l’annullamento o scioglimento del matrimonio ottenuto all’Estero e/o l’aver contratto nuovo matrimonio all’Estero.

divorzio

Con la Sentenza di divorzio le parti riacquistano lo status di “libero” e viene meno il cognome maritale per la moglie. Vengono meno il dovere di fedeltà, di coabitazione, di assistenza morale e materiale e di collaborazione. Resta indissolubile, naturalmente, il Sacramento del Matrimonio nel caso di celebrazione con rito religioso per la Chiesa Cattolica e le nuove nozze dovranno essere celebrate necessariamente davanti l’ufficiale di stato civile.

Lo Studio Legale Avv. Chiara Pollini si trova a Sovigliana-Vinci (Fi), in Viale Togliatti n.111, a pochi passi dal centro città di Empoli e, per ulteriori informazioni sul procedimento di separazione e valutare la più opportuna procedura di scioglimento del matrimonio nel caso concreto, nonché per consulenze in materia di diritto di famiglia, Vi invita a per prendere un appuntamento in Studio o richiedere un parere online (i riferimenti sono nella sezione contatti).

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assegno di divorzio

L’assegno di divorzio

Il nuovo orientamento dopo le Sezioni Unite n. 18287/2018

L’Avv. Chiara Pollini opera nel proprio Studio Legale in provincia di Firenze, nel Comune di Sovigliana-Vinci, a pochi passi dal centro città di Empoli. Lo Studio si occupa, tra l’altro, di diritto di famiglia e cura con particolare dedizione i procedimenti di separazione e divorzio, congiunti o giudiziali (contenziosi).

La regolamentazione dei rapporti economici tra i coniugi rappresenta questione essenziale per la definizione della crisi matrimoniale, tanto nella separazione, che nel divorzio.

Nel procedimento di divorzio in particolare, punto cruciale della disciplina dei rapporti economici è il diritto al riconoscimento dell’assegno di divorzio che, a differenza dell’assegno di mantenimento già eventualmente previsto con la separazione, presuppone lo scioglimento del vincolo matrimoniale.

assegno di divorzio

L’assegno divorzile è previsto dall’art. 5, co.VI, della Legge n. 898/1970 che dispone la corresponsione di un assegno periodico in favore del coniuge che non ha mezzi adeguati o non possa procurarseli per ragioni oggettive. L’assegno di divorzio, oggetto di vastissima giurisprudenza di merito e di legittimità, ha trovato nuovo inquadramento con la sentenza n. 18287/2018 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.

La sentenza n. 18287/2018 delle Sezioni Unite ha, infatti, decretato il superamento del maggiormente noto criterio del “tenore di vita” dei coniugi quale parametro di determinazione dell’assegno di divorzio (non senza lasciare agli operatori del diritto problemi interpretativi). La Corte ha, invece, riconosciuto la natura composita del diritto all’assegno divorzile e necessariamente più articolata.

L’assegno divorzile assume, oggi, funzione sia assistenziale-risarcitoria sia compensativa, successiva allo scioglimento del vincolo matrimoniale, con preminenza della funzione perequativa.

L’assegno di divorzio, quindi, secondo il più recente orientamento giurisprudenziale, ha perduto il preminente carattere strettamente assistenzialistico della parte economicamente svantaggiata, perché non si basa più soltanto sulla disparità reddituale dei coniugi (correzione e superamento del criterio del “tenore di vita”), né si basa più soltanto sulle condizioni soggettive del richiedente (criterio dell’autosufficienza economica).

assegno di divorzio

Ai fini del riconoscimento dell’assegno, dunque, sebbene vadano ancora considerati i criteri di Legge (condizioni e reddito dei coniugi, ragioni della decisione, contributo alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio, proprio o comune), da valutarsi anche in rapporto alla durata del matrimonio, si aggiunge un’ulteriore valutazione che il Giudice dovrà effettuare per riconoscere il diritto all’assegno.

Senza pretesa di essere esaustivi, in quanto il tema merita (e richiede) approfondimenti giurisprudenziali e dottrinali sia antecedenti che successivi alla pronuncia delle Sezioni Unite, con la Sentenza nr. 18287/2918, la Corte di Cassazione indica al Giudice di valutare il pregresso vissuto matrimoniale, accertando in maniera rigorosa se l’attualità dello squilibrio economico tra le parti – su cui il richiedente l’assegno divorzile fonda la propria pretesa – trova la sua origine (in un rapporto di causa/effetto) nelle scelte matrimoniali e familiari compiute durante gli anni di matrimonio.

assegno di divorzio

Solo per fare alcuni esempi: la rinuncia di un coniuge ad un maggiore impegno lavorativo compiuta durante la convivenza matrimoniale, oppure l’interruzione di un percorso professionale, sono scelte che possono aver pregiudicato in maniera irreversibile la posizione economica del richiedente l’assegno. In quanto tali, in giudizio, diventano elementi che, se provati, hanno rilevanza ai fini del riconoscimento dell’assegno di divorzio.

Qualora la parte richiedente l’assegno divorzile dia prova in giudizio che lo squilibrio economico tra i coniugi è rilevante e dipendente – causalmente originato – dalle scelte e dai sacrifici fatti nell’interesse della famiglia in costanza di matrimonio e che, date le contingenti circostanze (su tutte, l’età del coniuge), non è oggettivamente esigibile che tale squilibrio economico possa essere superato dal soggetto richiedente l’assegno, l’assegno sarà riconosciuto. 

L’assegno potrà allora essere commisurato, piuttosto che al pregresso tenore di vita familiare, al contributo fornito dal coniuge richiedente alla vita familiare rapportato alla durata della convivenza matrimoniale. Fondamentale, anche in questo caso, sarà fornire elementi probatori rigorosi per formare il convincimento del Giudice sull’esistenza dell’impegno quantitativo e qualitativo profuso dal richiedente l’assegno alla vita familiare.

Il nuovo orientamento giurisprudenziale, imponendo una valutazione più articolata e complessa della vita coniugale, esclude automatismi nel riconoscimento del diritto e chiarisce, pur nella complessità del contenuto della Pronuncia (il cui esame in questo articolo è volutamente limitato agli aspetti essenziali) che il solo criterio assistenziale non può più considerarsi sufficiente a fondare il diritto all’assegno di divorzio, diritto che, invece, potrà essere riconosciuto da Giudice declinandolo in maniera differente a seconda del singolo caso concreto, sulla base del più attento vaglio e della specificità del pregresso familiare.

assegno divorzile

Lo Studio Legale Avv. Chiara Pollini si trova a Sovigliana-Vinci (Fi), in Viale Togliatti n.111, a pochi passi dal centro città di Empoli e, per ulteriori informazioni sul diritto all’assegno divorzile e sul procedimento di divorzio, nonché per consulenze in materia di diritto di famiglia, Vi invita a per prendere un appuntamento in Studio o richiedere un parere online.







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contratto di pensionamento cavalli

L’utilità dell’accordo scritto tra gestore del maneggio e proprietario del cavallo a pensione

Il contratto di pensionamento cavalli

L’Avv. Chiara Pollini opera nel proprio Studio Legale in provincia di Firenze, nel Comune di Sovigliana-Vinci, a pochi passi dal centro città di Empoli. Lo Studio si occupa, tra l’altro, di contratti e di responsabilità civile attinenti attività equestri esercitate da associazioni sportive, professionisti e privati proprietari di cavalli.

Coloro che si dedicano ad attività equestri, per mestiere o soltanto per passione, spesso sottovalutano l’importanza e la convenienza dell’assistenza legale nella gestione dei contratti in materia equestre.

contratto di pensionamento cavalli


I rapporti contrattuali che possono instaurarsi tra i soggetti che, per lavoro o soltanto per passione, si dedicano all’equitazione, infatti, sono molteplici e dal contenuto eterogeneo.

Tra questi vi è il contratto di pensionamento cavalli. Il contratto di pensionamento (o pensione) cavalli sorge tra il gestore di un circolo ippico o il proprietario di un maneggio e il proprietario del cavallo.
Solitamente, il titolare del maneggio (ovvero l’associazione sportiva) e il proprietario del cavallo si accordano verbalmente sulle modalità di ricovero dell’animale (box o paddock) e sulla somministrazione delle profende (fieno, acqua, miscele varie di cereali o altro), prevedendo un corrispettivo mensile. Tale accordo verbale è immediato e senza costi e appare, pertanto, semplice quanto vantaggioso. E così è, in effetti, sino a che non sorgono le prime incomprensioni tra le parti.

contratto di pensionamento cavalli

Sia che il titolare del maneggio lamenti la morosità del proprietario del cavallo in stallo, o che sia il proprietario del cavallo a lamentare omissioni nel servizio concordato da parte del circolo ippico, tali “prime incomprensioni” finiranno per sfociare in una vera e propria controversia e, quindi, in un’azione giudiziale (di recupero credito, di risarcimento danni o quant’altro).

In tale controversia sarà difficile far valere i propri diritti senza un documento scritto da cui risultino con chiarezza le obbligazioni contrattuali rispettivamente assunte dalle parti e, durante la fase giudiziale, altrettanto difficile sarà fornire al Giudice prova del fondamento della pretesa azionata.

Un contratto di pensionamento cavalli redatto da un avvocato rappresenta la migliore tutela per entrambe le parti in caso di contestazioni e di inadempimento.

contratto di pensionamento cavalli

Il recupero credito in favore del titolare del circolo, ad esempio, in caso di morosità del proprietario del cavallo, diverrà più rapido (potendosi richiedere un decreto ingiuntivo, anziché avviare una causa per l’accertamento dell’esistenza e la quantificazione del credito vantato). Inoltre, si potrà far valere, nei modi e nelle forme di legge, il diritto di ritenzione sul cavallo ex art. 2756 c.c. che, nel contratto redatto in forma scritta dall’avvocato, sarà oggetto di specifica clausola.

Non solo. La forma scritta del contratto di pensionamento cavalli rappresenta la più importante tutela per il proprietario del cavallo perché soltanto in tal modo risulteranno con certezza definite tra le parti le modalità di ricovero, tipo di alimentazione e custodia dell’equide e sarà possibile prevedere -per scritto- prestazioni particolari di cui quel particolare cavallo necessita (ad esempio, quotidiana movimentazione per motivi atletici o di salute).


La forma scritta del contratto di pensionamento cavalli garantisce trasparenza delle condizioni di deposito – pensione pretese dal proprietario e informa in maniera completa il titolare del maneggio circa le esigenze dell’equide. Il titolare del circolo, inoltre, ha diritto di avere informazioni esaustive e veritiere sulle condizioni di salute psicofisiche dell’equide in ingresso, onde adottare tutte le opportune cautele in favore dell’animale (e di terzi) per andare esente da responsabilità. L’accordo verbale di pensione cavalli, infine, non implica anche che il proprietario conosca e accetti il regolamento della struttura, aspetto, invece, che è di assoluta importanza per il gestore del maneggio.

Soltanto con un contratto di pensionamento cavalli redatto dall’avvocato, tali informazioni divengono oggetto di specifiche clausole che le parti dovranno espressamente approvare e sottoscrivere.


Ai sensi dell’art. 1322 c.c., infatti, “le parti possono liberamente determinare il contenuto del contratto nei limiti imposti dalla legge” e possono anche concludere contratti che non appartengono ai tipi aventi una disciplina particolare, purché siano diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico.

Conclusivamente, per il pensionamento dei cavalli, ferme le norme generali del codice civile in materia di contratti, ritenute in tutto e/o in parte applicabili le disposizioni sul contratto di deposito e/o sul contratto di somministrazione, concordare per scritto, con l’assistenza di un avvocato, termini e condizioni che si adattino alle esigenze specifiche del cavallo è il modo migliore per evitare problematiche ricorrenti tra il gestore del maneggio e il proprietario.

contratto di pensionamento cavalli

Lo Studio Legale Avv. Chiara Pollini si trova a Sovigliana-Vinci (Fi), in Viale Togliatti n.111, a pochi passi dal centro città di Empoli e, per ulteriori informazioni sul contratto di pensionamento cavalli e per consulenze in materia responsabilità contrattuale del gestore (associazione sportiva) di maneggio, Vi invita a per prendere un appuntamento in Studio o richiedere un parere online.

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Addebito della separazione

L’addebito della separazione

Le condizioni per la pronuncia della separazione personale dei coniugi con addebito

In questo articolo si esamina il caso della richiesta di separazione personale dal coniuge con addebito della separazione.

L’Avv. Chiara Pollini opera nel proprio Studio Legale in provincia di Firenze, nel Comune di Sovigliana-Vinci, a pochi passi dal centro città di Empoli. Lo Studio si occupa, tra l’altro, di diritto di famiglia e cura con particolare dedizione i procedimenti di separazione e divorzio, congiunti o giudiziali (contenziosi). Una delle prime domande che, in materia di separazione legale dei coniugi, vengono rivolte all’avvocato riguarda l’addebito della separazione e le condizioni alle quali è possibile ottenere tale pronuncia. 

addebito della separazione

E’ diritto della parte richiedente la separazione giudiziale domandare al Giudice l’addebito della separazione all’altra parte. Tuttavia la domanda di addebito deve trovare precisi presupposti di legge che, nel processo, diventano fatti che dovranno essere provati puntualmente. 

Il coniuge che svolge domanda di addebito della separazione deve dimostrare, infatti, che l’irreversibilità della crisi coniugale – presupposto della domanda di separazione stessa – è ricollegabile esclusivamente al comportamento dell’altro coniuge. 

Per fornire tale dimostrazione, occorrerà, quindi provare che il coniuge nei cui confronti è chiesto l’addebito ha tenuto comportamenti in violazione dei doveri nascenti dal matrimonio

Deve essere provato anche il rapporto di causalità tra il comportamento illegittimo del coniuge e l’impossibilità di ricomporre la crisi coniugale, cioè il nesso causa/effetto tra la condotta – contraria ai doveri coniugali – e la sopravvenuta intollerabilità della prosecuzione della convivenza che, appunto, come spiegato in altri articoli del blog, costituisce presupposto fondamentale per richiedere la separazione coniugale.

Gli effetti della pronuncia di addebito della separazione

addebito della separazione

La pronuncia di addebito della separazione, oggi, non ha più una connotazione di “colpa”, ma ha indubbiamente effetti pregiudizievoli di natura economica per la parte soccombente.

Il coniuge a cui è stata addebitata la separazione, infatti, non ha diritto al mantenimento, ai sensi dell’art. 156 c.1 Cod.Civ. (fermo il diritto, diverso, agli alimenti). Inoltre, ulteriore conseguenza pregiudizievole prevista dal Codice Civile è la perdita dei diritti successori nei confronti dell’altro coniuge (salvo, qualora abbia acquisito diritto agli alimenti, un assegno vitalizio a carico dell’eredità). 

Si deve, però, riconoscere come, nella pratica, non sia sempre semplice ottenere una pronuncia di addebito perché, in corso di causa, possono emergere circostanze che integrano gli estremi di violazione dei doveri coniugali a carico di entrambi i coniugi, con conseguenti responsabilità condivise da marito e moglie circa la irreversibilità della crisi matrimoniale.  

Nel corso del procedimento di separazione, infatti, accade che le parti si incolpino vicendevolmente del fallimento del rapporto di coppia e a fare la differenza, ai fini dell’accoglimento della domanda di addebito a carico dell’uno o dell’altro, sarà la solidità prova del nesso/causa effetto tra comportamento del coniuge e intollerabilità della prosecuzione della convivenza.

addebito della separazione

La domanda di addebito, quindi, deve essere supportata da prove inconfutabili che convincano il Giudice circa la responsabilità esclusiva di uno dei coniugi nella causazione della crisi matrimoniale, altrimenti non sarà accolta. 

Compito dell’avvocato che si occupa abitualmente di diritto di famiglia e, in particolare di separazioni giudiziali, è chiarire l’importanza di questo aspetto al Cliente sin dalla prima consulenza.  Eventualmente, valutando la convenienza di indagini sulle abitudini del coniuge con l’aiuto di professionisti nei servizi investigativi. 

Per ulteriori informazioni sulla possibilità di richiedere la separazione personale dal coniuge con addebito (separazione giudiziale), per consulenze in materia di separazione o divorzio, consensuale o giudiziale, per prendere un appuntamento in Studio o richiedere un parere online.

Per approfondire ulteriormente l’argomento, tieniti aggiornato attraverso la sezione Blog. Trovi articoli inerenti il diritto di famiglia e i procedimenti di separazione e divorzio.

Inoltre, puoi leggere anche gli aggiornamenti sulle tematiche del diritto equestre e della responsabilità civile per svolgimento delle attività equestri.

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risarcimento danno del cavaliere del circolo sportivo equestre

L’infortunio del cavaliere

Responsabilità e risarcimento del danno del cavaliere/socio del circolo sportivo equestre

L’Avv. Chiara Pollini opera nel proprio Studio Legale in provincia di Firenze, nel Comune di Sovigliana-Vinci, a pochi passi dal centro città di Empoli. Lo Studio si occupa, tra l’altro, di:

  • contratti attinenti attività equestri esercitate da associazioni sportive, professionisti e privati proprietari di cavalli.
  • risarcimento danno del cavaliere del circolo sportivo equestre
Risarcimento danno del cavaliere del circolo sportivo equestre

Nel nostro ordinamento non esistono leggi specifiche che disciplinino quello che in Gran Bretagna è chiamato “Equine Law” – traducibile, semplicemente, come “diritto equestre” – per cui devono applicarsi, a seconda dei casi, le norme generali del codice civile e del codice penale.

I precedenti giurisprudenziali in materia non sono molti, pertanto ogni Sentenza che viene emessa costituisce sempre importante spunto di riflessione per l’avvocato che si occupa di diritto equestre.

Nel maggio 2020, il Tribunale di Firenze (Sez. II Sent. 07/05/2020) si è pronunciato in merito all’infortunio di cavaliere, regolarmente tesserato dalla associazione di sport equestre, occorso durante la movimentazione a terra del cavallo.

Risarcimento danno del cavaliere del circolo sportivo equestre: il fatto in breve

Risarcimento danno del cavaliere del circolo sportivo equestre

L’allievo associato del circolo sportivo equestre riporta gravi lesioni alla mano attorno alla quale era rimasta avvolta la longia in seguito allo strattone da parte del cavallo (durante la conduzione dell’animale in salita nel wan).

Chi è responsabile per il danno occorso all’allievo? Il titolare del maneggio in quanto ha coinvolto l’allievo in un’attività pericolosa per la quale non era preparato? Oppure deve considerarsi responsabile lo stesso allievo che ha tenuto la longia in maniera non consona, in dispregio delle elementari regole della tecnica?

Le risposte potrebbero essere diverse e tutte ugualmente valide astrattamente. In realtà, per indagare l’imputabilità della responsabilità nell’attività equestre e, conseguentemente, l’esistenza del diritto al risarcimento del danno, occorre analizzare le variabili di fatto – che connotano l’attività equestre e gli sport equestri in generale – e tenere conto di quelle soltanto la cui esistenza nel caso concreto è stata provata nel processo.

Nel caso in esame, il cavallo era sotto la custodia dell’associazione e, quindi, utilizzato dal titolare del maneggio per le normali attività (aventi connotazione economica) del circolo equestre, concedendolo in uso agli allievi, tra cui al “cavaliere” (poi) infortunatosi.

Il “cavaliere” si era offerto spontaneamente di aiutare il titolare del maneggio a far salire il cavallo sul wan. L’infortunato domandava quindi il risarcimento del danno al titolare del maneggio, richiamando la presunzione di responsabilità a carico di chi trae profitto dall’animale ex art. 2052 c.c.

La Sentenza

Risarcimento danno del cavaliere del circolo sportivo equestre

Il Tribunale di Firenze, tuttavia, ha respinto la domanda di risarcimento del danneggiato, ritenendo accertato in giudizio il caso fortuito ex art 2052 c.c. e quindi negando la responsabilità per fatto illecito del titolare del maneggio.

Secondo il Giudice, infatti, valutando la dinamica dell’infortunio del cavaliere, sia che vi sia stata negligenza del danneggiato nell’attorcigliamento della longia, negligenza che avrebbe causato il distacco del pollice durante il movimento del cavallo, sia che l’attorcigliamento della longia si sia verificato per un puro caso che statisticamente non si verifica mai, in entrambi i casi non può esserne chiamato a rispondere il titolare del maneggio.

Nella fattispecie, dunque, Giudice ha applicato l’art. 2052 c.c. che afferma:

“Il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall’animale, sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito”.

Nel caso specifico esaminato dal Tribunale di Firenze, si evidenzia, infine, come abbiano concorso a sollevare da responsabilità il titolare del maneggio, altre due circostanze non trascurabili:

a) il danneggiato era anche socio del centro ippico e utilizzatore in senso economico dell’animale (in quanto membro dell’associazione);

b) il danneggiato si era spontaneamente proposto, senza che gli fosse richiesto, di svolgere attività di per sé pericolosa, considerata la notoria riluttanza dei cavalli a salire nei wan.

Risarcimento danno del cavaliere del circolo sportivo equestre

Lo Studio Legale Avv. Chiara Pollini si trova a Sovigliana-Vinci (Fi), in Viale Togliatti n.111, a pochi passi dal centro città di Empoli e, per ulteriori informazioni sul diritto al risarcimento danni da infortunio a cavallo e per consulenze in materia responsabilità del gestore (associazione sportiva) del maneggio Vi invita a per prendere un appuntamento in Studio o richiedere un parere online.

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Diritto all'assegno di mantenimento

IL DIRITTO ALL’ASSEGNO DI MANTENIMENTO DEL CONIUGE NELLA SEPARAZIONE

L’Avv. Chiara Pollini opera nel proprio Studio Legale in provincia di Firenze, nel Comune di Sovigliana-Vinci, a pochi passi dal centro città di Empoli. Lo Studio si occupa, tra l’altro, di diritto di famiglia e cura con particolare dedizione i procedimenti di separazione e divorzio, congiunti o giudiziali (contenziosi) e relativo diritto all’assegno di mantenimento.

Nella materia, una delle questioni più discusse è quella dell’assegno di mantenimento che un coniuge richiede per sé, o per i figli, nel corso dei procedimenti di separazione e divorzio giudiziali.

Volutamente limitando qui la trattazione all’assegno di mantenimento in favore del coniuge nei procedimenti di separazione, il diritto a richiedere l’assegno è previsto dal codice civile (art. 156 c.c.) e rappresenta la conseguenza, nei procedimenti di separazione consensuale e giudiziale, degli obblighi di reciproco mantenimento che derivano dal matrimonio.

Diritto all'assegno di mantenimento

Il contributo al mantenimento ha, infatti, la funzione di fornire al coniuge che non ha adeguati redditi propri un sostegno economico anche dopo che è intervenuta la separazione legale.

Nella separazione consensuale, così come in caso di accordo di negoziazione assistita (c.d. “separazione davanti all’avvocato”) l’esistenza dei presupposti di legge per l’assegno di mantenimento del coniuge non sarà verificata dal Giudice. In tali procedimenti consensuali, infatti, i coniugi sono liberi di regolare i reciproci rapporti come ritengono opportuno, nel rispetto delle norme inderogabili di Legge e, quindi, di accordarsi sia sull’importo che sulle modalità di pagamento dell’assegno.

Nella separazione giudiziale, invece, il coniuge che chiede il mantenimento dovrà provare che esistono i seguenti requisiti:

  • la separazione non deve essere addebitabile al coniuge richiedente l’assegno e
  • l’assegno di mantenimento deve essere quantificato in base alle circostanze e ai redditi del coniuge obbligato a versarlo.

Dunque, il coniuge richiedente l’assegno, nella separazione giudiziale, deve dimostrare di essere la parte economicamente più debole e/o la parte che, dalla crisi coniugale e dalla cessazione della convivenza, esce economicamente sofferente rispetto all’altra.

Diritto all'assegno di mantenimento

A tale scopo, il coniuge richiedente l’assegno di mantenimento dovrà anche fornire prova che i propri redditi non sono adeguati (e non vi è possibilità di incremento degli stessi con il lavoro).

Non necessariamente, invece, il diritto al mantenimento dipenderà dal “tenore di vita goduto in costanza di matrimonio”.
Questo riferimento è stato, per molti anni, linea guida per l’accoglimento o il rigetto della richiesta di mantenimento, ma, oggi, non è più così, perché è mutato il contesto socioeconomico e la Giurisprudenza, di conseguenza, ha gradatamente mitigato tale parametro, per arrivare ad un mutamento di indirizzo definitivo con la Sentenza a Sezioni Unite nr. 18287 del 11/07/2018.

In seguito a tale pronuncia della Corte di Cassazione, infatti, “il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio” non può più, da solo considerato, essere il criterio fondamentale per riconoscere o negare l’assegno di mantenimento.

L’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione, infatti, ne restringe molto l’applicazione e indica altri presupposti per il riconoscimento del diritto al mantenimento nel procedimento di separazione giudiziale.

Il Giudice dovrà, quindi, convincersi dell’esistenza di altri elementi che, secondo l’ormai consolidato nuovo orientamento dei Tribunali, devono essere vagliati a preferenza del “tenore di vita goduto in costanza di matrimonio” e, in particolare:

Diritto all'assegno di mantenimento
  • i redditi del richiedente, di ogni tipo (liquidità, immobili, polizze, investimenti e quant’altro denoti indice di ricchezza attuale e/o potenziale);
  • la durata del matrimonio, quale elemento che incide sulla quantificazione concreta dell’assegno di mantenimento dell’avente diritto;
  • le potenzialità lavorative del beneficiario (ad esempio: età, abilità professionali, la spendibilità delle competenze acquisite nel mercato del lavoro; la domanda di lavoro, cioè le chances di trovare un’occupazione retribuita);
  • il beneficio economico derivante al coniuge che abbia iniziato una convivenza con altro partner;
  • il contributo personale ed economico dato da ciascun coniuge alla vita familiare.

Pertanto, sarà indispensabile allegare in giudizio tutta la documentazione reddituale per ricostruire il patrimonio effettivo di entrambi i coniugi e attestare anche l’esistenza di eventuali debiti (ad esempio, contratti di finanziamento, cessione del quinto dello stipendio o qualsiasi altra pendenza in essere).

Non è infrequente, infatti, che per dimostrare il diritto al mantenimento, il coniuge richiedente debba ricorrere a indagini patrimoniali e investigazioni private per portare alla luce eventuali entrate sommerse e
redditi non dichiarati.

E’ importante sottolineare come sia essenziale fornire al Giudice solida prova delle circostanze sopra elencate perché, in caso contrario, l’assegno mensile non sarà riconosciuto, oppure sarà riconosciuto in misura non congrua alla reale situazione economica.

Lo Studio Legale Avv. Chiara Pollini si trova a Sovigliana-Vinci (Fi), in Viale Togliatti n.111, a pochi passi dal centro città di Empoli e, per ulteriori informazioni sul diritto a richiedere l’assegno mensile di mantenimento, nonché per consulenze per separazione e divorzio, Vi invita a per prendere un appuntamento in Studio o richiedere un parere online.

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responsabilità e risarcimento danni per l'infortunio del cavaliere

RESPONSABILITA’ E RISARCIMENTO DANNI PER L’INFORTUNIO DEL CAVALIERE

L’Avv. Chiara Pollini opera nel proprio Studio Legale in provincia di Firenze, nel Comune di Sovigliana-Vinci, a pochi passi dal centro città di Empoli. Lo Studio si occupa, tra l’altro, di contratti e di responsabilità civile attinenti attività equestri esercitate da associazioni sportive, professionisti e privati proprietari di cavalli. Nella fattispecie, in questo articolo andremo ad esaminare la responsabilità e risarcimento danni per l’infortunio del cavaliere.

Coloro che si dedicano ad attività equestri, amatoriali o agonistiche, spesso necessitano di una tutela legale articolata che può interessare tanto il diritto civile che il diritto penale e cercano un avvocato che abbia esperienza specifica “nel mondo dei cavalli” e degli sport equestri. Tuttavia, nel nostro ordinamento non esistono leggi specifiche che disciplinino quello che in Gran Bretagna è chiamato “Equine Law” – traducibile, semplicemente, come “diritto equestre” – per cui devono applicarsi, a seconda dei casi, le norme generali del codice civile in materia di contratti e responsabilità, contrattuale e/o extracontrattuale (salvo che la fattispecie non abbia anche rilevanza penale!).

Uno dei motivi più comuni per cui titolari di maneggi e cavalieri necessitano di un avvocato esperto nella regolamentazione delle attività equestri, è la richiesta danni per l’infortunio del cavaliere.
A causa della caduta da cavallo, infatti, l’allievo pretenderà il risarcimento del danno dal gestore del maneggio (dall’associazione sportiva) e, ricorrendo certi presupposti, il risarcimento in effetti sarà dovuto.

responsabilità e risarcimento danni per l'infortunio del cavaliere

La consulenza legale per infortunio del cavaliere richiede di esaminare giuridicamente (e tecnicamente) il fatto accaduto – la caduta da cavallo – in ogni sua fase. L’avvocato, a mente dei precedenti giurisprudenziali, valuterà tutte le circostanze di tempo e di luogo dell’infortunio, nonché le condotte di tutti i soggetti presenti, compresa quella dello stesso cavaliere danneggiato.

Può quindi rivelarsi assai utile, ai fini della specifica consulenza legale per l’infortunio in maneggio, che l’avvocato abbia anche personale esperienza di sport equestri e conoscenze di base del comportamento dei cavalli, oltre che dei regolamenti e delle dinamiche di scuderia.

La caduta dell’allievo da cavallo, infatti, è un tipo infortunio molto particolare perché condizionato dalla imprevedibilità dell’equide. Pertanto, ogni caso è diverso e, non essendovi normativa specifica, deve essere studiato considerando i precedenti dei Tribunali.

Le norme fondamentali per stabilire l’esistenza del diritto al risarcimento del danno e individuare il soggetto responsabile dell’infortunio a cavallo sono quelle sulla responsabilità extracontrattuale e, in particolare, quella sulla responsabilità per l’esercizio di attività pericolose (art. 2050 C.C.) e quella sulla responsabilità per danni prodotti da animali (art. 2052 C.C.).

In applicazione di entrambe le suddette norme, il gestore del maneggio potrà rispondere della caduta da cavallo dell’allievo, sia durante una lezione, che in passeggiata e potrà essere tenuto al risarcimento per le lesioni riportate dal cavaliere. Tuttavia, proprio in applicazione di tali norme, il Giudice potrà ravvisare anche un concorso di responsabilità di altri soggetti, come l’istruttore di equitazione o lo stesso cavaliere (ad esempio, se l’allievo ha violato il regolamento del maneggio).

responsabilità e risarcimento danni per l'infortunio del cavaliere

Conseguentemente, il titolare/gestore del maneggio potrà, almeno in parte, essere esonerato dalla responsabilità per l’infortunio del cavaliere. La responsabilità del gestore del maneggio potrà essere, invece, del tutto esclusa se il gestore dimostra che la caduta da cavallo si è verificata per un fatto non imputabile “al maneggio”.

Il gestore del maneggio dovrà quindi dimostrare, sia di aver osservato tutte le prescrizioni di legge, sia di avere organizzato quella specifica attività equestre, da cui è derivato l’infortunio al cavaliere, predisponendo tutte le cautele necessarie a prevenire ed evitare il danno.
Davanti al Giudice, poi, il gestore del maneggio potrà rispondere, alternativamente ex art. 2050 C.C. o ex art. 2052 C.C. a seconda del caso concreto.

Infatti, la caduta da cavallo durante la lezione, con un cavallo addestrato al lavoro in campo e abitualmente impiegato dagli allievi per quel tipo di disciplina equestre, non è necessariamente considerata dalla Giurisprudenza “attività pericolosa” ex art. 2050 C.C. (dovendo ricorrere, per essere considerata “attività pericolosa”, nel caso specifico, ulteriori circostanze: solo per fare un esempio, la giovane età del cavallo in correlazione con l’assoluta inesperienza del cavaliere).

Più frequentemente, infatti, il titolare del maneggio risponderà dell’infortunio a cavallo quale semplice “proprietario-custode” del cavallo, ex art. 2052 C.C..

In quest’ultima fattispecie, il titolare della scuderia potrà comunque andare esente dall’obbligo di risarcimento, provando che la caduta da cavallo è avvenuta per un caso fortuito.

responsabilità e risarcimento danni per l'infortunio del cavaliere

Per maggiori informazioni sulla responsabilità e risarcimento danni per l’infortunio del cavaliere

Lo Studio Legale Avv. Chiara Pollini si trova a Sovigliana-Vinci (Fi), in Viale Togliatti n.111, a pochi passi dal centro città di Empoli e, per ulteriori informazioni sul diritto al risarcimento danni da infortunio a cavallo e per consulenze in materia responsabilità del gestore (associazione sportiva) del maneggio Vi invita a per prendere un appuntamento in Studio o richiedere un parere online

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Separazione

SEPARAZIONE PERSONALE DEI CONIUGI:

I PRESUPPOSTI DI LEGGE E VARIETA’ DEI FATTI nella separazione

Separazione e divorzio possono essere chiesti da ciascuno dei coniugi indipendentemente dalla volontà dell’altro.
Il presupposto di Legge è che si siano verificati fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole (art. 151 comma 1 C.C.).


I fatti che rendono intollerabile la convivenza, nel vivere familiare quotidiano possono essere i più vari.
Tra questi: la violazione dei doveri coniugali, cioè la violazione degli obblighi di assistenza morale e materiale nei confronti del coniuge e dei figli e la violazione del dovere di coabitazione, cioè l’abbandono
della casa coniugale.


Tuttavia, assai vasta è la casistica dei motivi che spingono le persone a separarsi legalmente, perché spesso le cause dei contrasti in famiglia riguardano semplicemente l’incompatibilità di carattere.
Questo fa sì che le incomprensioni e le discussioni quotidiane, ripetute nel tempo, conducano alla fine del rapporto affettivo.


In alcuni casi, può non essersi neppure mai instaurata tra marito e moglie, dopo il matrimonio, una autentica comunione di vita. Si pensi ai coniugi che, per ragioni di lavoro, viaggiano continuamente e non condividono la quotidianità, né la coabitazione.


Un altro motivo ricorrente di separazione, ai giorni d’oggi, è diventato il contrasto tra culture diverse e il conflitto tra diversi credo religiosi dei coniugi.
Inoltre, a certe condizioni, anche le malattie del coniuge possono essere causa della crisi coniugale non risanabile, come certamente lo sono anche le varie dipendenze (droga, alcol, gioco d’azzardo), soprattutto
se sopraggiungono, o vengono scoperte, dopo il matrimonio.

Spesso, però, la causa della separazione legale è riconducibile a comportamenti più specifici della persona e, come è facile immaginare, l’infedeltà coniugale è senz’altro il fatto che conduce le persone a prendere
definitivamente coscienza della crisi matrimoniale e, quindi, a cercare la consulenza e l’assistenza dell’avvocato.


Che si tratti di un episodio isolato, di tradimenti ripetuti, oppure della instaurazione di una relazione stabile al di fuori del matrimonio, ai fini della domanda di separazione non fa differenza. Anzi, non è raro che quando si avvia il procedimento di separazione legale, i coniugi abbiano già interrotto, in via di fatto, la convivenza proprio a causa dell’instaurazione di una relazione extraconiugale.


Tra i fatti che rendono intollerabile la prosecuzione della convivenza, vi sono, poi, condotte della persona più gravi che sfociano in violenza psicologica e/o fisica e in aggressioni verso il coniuge o vero i figli e che,
quindi, richiedono all’avvocato civilista di intervenire prontamente con altri strumenti giudiziari di tutela della persona e a urgente protezione della famiglia.

Il Codice Civile, inoltre, prevede espressamente che la separazione personale dal coniuge (così come il divorzio) possa essere richiesta anche quando nella vita della famiglia si sono verificati fatti che possono
recare pregiudizio ai figli. Questo può accadere se un genitore ha violato gli obblighi di assistenza morale o materiale, fermo restando che il pregiudizio deve essere provato. Questa tematica, tuttavia, è particolarmente vasta e delicata e sarà trattata in un altro articolo.

Separazione


Da quanto detto sin qui circa i motivi di separazione più ricorrenti, si comprende che non è comunque mai necessario che la crisi coniugale dipenda dalla volontà di entrambi, dato che anche la disaffezione di uno
dei due coniugi può essere condizione sufficiente per chiedere la separazione legale.


Si tratterà semmai di valutare, di volta in volta, se ricorra anche motivo specifico di addebito della separazione, ma è comunque sufficiente che una parte prenda l’iniziativa, anche senza il consenso dell’altra.
Naturalmente, se moglie e marito intendono separarsi di comune accordo, i tempi e i costi del procedimento saranno minori in caso di deposito di ricorso per separazione consensuale, specie se confrontati con quelli necessari per la separazione giudiziale.


Fermo restando che i coniugi dovranno essere informati dall’avvocato, ove sussistano i requisiti di Legge, della possibilità di ricorrere al procedimento di Negoziazione Assistita, i cui costi saranno preventivamente concordati da ciascuna parte con il proprio avvocato.


Per ulteriori informazioni, consulenze per separazione e divorzio, o per prendere un appuntamento in Studio o richiedere un parere online, i riferimenti sono nella sezione contatti.

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PROCEDIMENTI DI SEPARAZIONE O DIVORZIO:

LA CONSULENZA DELL’AVV. CHIARA POLLINI nei procedimenti di separazione o divorzio

L’Avv. Chiara Pollini si è occupata di diritto di famiglia sin dagli inizi della propria carriera, orientando il proprio percorso formativo in materia di procedimenti di separazione o divorzio, congiunti o giudiziali (contenziosi) e di tutela dei figli nati nel matrimonio e fuori dal matrimonio.


L’Avv. Chiara Pollini nel corso degli anni ha acquisito competenza ed esperienza nella assistenza e consulenza legale alle famiglie, con particolare riferimento a:

  • Ricorsi consensuali e giudiziali per la separazione dei coniugi;
  • Ricorsi per l’ottenimento del divorzio congiunto e procedimenti di divorzio giudiziale;
  • Ricorsi congiunti e giudiziali per la modifica delle condizioni di separazione o divorzio;
  • Separazione e divorzio con procedimento di negoziazione assistita.
Separazione o Divorzio

Attraverso quest’ ultimo procedimento, infatti, dal 2014 (con il “decreto giustizia” d.l. n. 132/2014, convertito nella l. n. 162/2014) è possibile risolvere la crisi coniugale senza rivolgersi al Tribunale (è la così detta “separazione davanti all’Avvocato” o “divorzio davanti all’Avvocato”).

Questa modalità presuppone che entrambi i coniugi, assistiti dai rispettivi avvocati, abbiano intenzione di procedere alla separazione o divorzio e siano disposti a collaborare lealmente per trovare un accordo sulle condizioni di separazione o divorzio.

Quando invece i contrasti in famiglia non sono risolvibili di comune accordo, è comunque sempre possibile chiedere all’avvocato di agire in via giudiziale.

Ciascuno dei procedimenti sopra elencati presenta i propri vantaggi e svantaggi e, ovviamente, tempi e costi differenti.

Ma, attenzione: non è detto che, nel singolo caso concreto, il preventivo più basso, o il procedimento che si prospetta più rapido, significhi anche tutela migliore di tutti gli interessi coinvolti nella crisi coniugale.

Ciò che è importante, invece, è che la consulenza dell’avvocato esamini tutti gli aspetti della crisi coniugale e che vengano spiegati con chiarezza i pro e i contro delle diverse azioni processuali.

La consulenza per la separazione o divorzio – quella in materia di diritto di famiglia, in genere – deve aiutare la persona interessata a comprendere le conseguenze e gli sviluppi che deriveranno dall’azione legale che sarà, poi, intrapresa per ottenere la separazione o divorzio dal coniuge.

Volere ottenere la separazione o divorzio “il prima possibile”, oppure spendendo “il meno possibile”, può costare più caro di un’azione legale il cui preventivo di spesa era maggiore!

E’ quindi fondamentale instaurare con l’avvocato una comunicazione fluida e trasparente, attraverso la quale il Cliente possa trovare le risposte che cerca relativamente alla reale convenienza dei costi e ai tempi del giudizio.

Tuttavia, al contempo, è altrettanto fondamentale che il consulto legale dia a chi intende separarsi (o divorziare) la consapevolezza dei diritti che, nella fattispecie, si possono far valere nei confronti dell’altro coniuge e degli obblighi che, con la separazione o con il divorzio, si assumono verso la controparte.

L’Avv. Chiara Pollini, dopo aver approfondito la vicenda personalmente con l’interessato e studiato il caso specifico, prospetta al Cliente le possibili soluzioni, consensuali o contenziose, e fornisce i relativi preventivi, illustrando i costi del procedimento per ogni fase.

E’ bene ricordare che quando si giunge a una separazione o divorzio, i rapporti personali sono, nella maggior parte dei casi, compromessi e la fiducia reciproca viene meno.

L’avvocato in questo caso serve per dare la sicurezza ai coniugi di non essere pregiudicati nei propri interessi in sede di separazione o divorzio.

Per ulteriori informazioni, per prendere un appuntamento in Studio o richiedere un parere online, i riferimenti sono nella sezione contatti.

L’Avv. Pollini lavora principalmente nel proprio Studio Legale in Vinci (FI), in località Sovigliana (quindi poco distante anche dal centro storico di Empoli), ma, previo appuntamento, riceve anche nello Studio di Portoferraio.

Non esitate a richiedere informazioni aggiuntive per fugare ogni vostro eventuale dubbio. Lo Studio Legale dell’Avv. Chiara Pollini è pronto ad accogliervi.

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