Il diritto agli alimenti

diritto agli alimenti

Differenze dall’obbligo di contributo al mantenimento del coniuge e dei figli.

Requisiti per richiedere gli alimenti.

diritto agli alimenti

L’Avv. Chiara Pollini opera nel proprio Studio Legale in provincia di Firenze, nel Comune di Sovigliana-Vinci, a meno di un chilometro dal centro città di Empoli ed è facilmente raggiungibile anche dal vicino Comune di Capraia-Limite e da Montelupo Fiorentino. L’Avv. Chiara Pollini nel proprio Studio Legale si occupa prevalentemente di diritto civile, dedicandosi con continuità, tra l’altro, alle questioni che riguardano il diritto di famiglia.

Nell’ambito del diritto di famiglia, negli ultimi anni, presumibilmente a causa della crisi economica generale, si è tornati a sottoporre all’avvocato casi aventi ad oggetto la richiesta di alimenti, non soltanto da parte del coniuge all’altro coniuge, ma anche da parte di altri componenti del nucleo familiare tra loro (richiesta di alimenti di genitori ai figli, richiesta di alimenti tra fratelli e così via).

Tale contributo alla somministrazione di alimenti entro la famiglia – obbligo alimentare – è giuridicamente diverso e più limitato rispetto al concetto di “mantenimento” ricorrente nelle procedure di separazione e divorzio.

Infatti, chi è obbligato a pagare gli alimenti ad un familiare è tenuto a far fronte soltanto a quanto necessario per vivere. Chi è obbligato al mantenimento, invece – e l’obbligazione, come detto, rileva nelle controversie in materia di separazione e di divorzio, nei rapporti tra moglie e marito e nei rapporti tra genitori e figli – è obbligato a un contributo più ampio.

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Il contributo al mantenimento del coniuge o dei figli corrisponde a una somma di denaro finalizzata a soddisfare tutte le esigenze di vita dell’avente diritto, a prescindere dallo stato di bisogno di quest’ultimo. Dei requisiti per la richiesta di assegno di mantenimento, nelle procedure di separazione e divorzio, consensuali o contenziose, si è già trattato in altri articoli del blog e sarà, prossimamente, tema che troverà approfondimento, dato il susseguirsi di importanti Sentenze della Corte di Cassazione.

Per quanto riguarda il diritto agli alimenti, dunque, il componente della famiglia che versi in stato di bisogno e che non è in grado di provvedere economicamente alle proprie necessità può chiedere al Tribunale di obbligare altri componenti della famiglia – secondo un ordine di preferenza degli obbligati stabilito dal codice civile – a contribuire a quanto necessario a soddisfare i bisogni essenziali (art. 433 – 438 c.c.).

Il familiare su cui cade l’obbligo alimentare potrà scegliere se provvedere al beneficiario mediante assegno periodico, oppure accogliendo nella propria casa la persona che ha diritto agli alimenti, provvedendo all’obbligo di alimenti in maniere diretta (vitto e alloggio).

Chi può chiedere gli alimenti?

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Il coniuge, naturalmente, può chiedere gli alimenti all’altro coniuge (richiesta diversa, si è detto e più ristretta della domanda di assegno di mantenimento o di assegno divorzile nelle controversie in materia di separazione e di divorzio).

Ma non solo. Ogni componente della famiglia, sulla base del vincolo di parentela o affinità può chiedere gli alimenti agli altri familiari, secondo l’ordine dei componenti obbligati previsto dall’art.433 c.c.

Chi è obbligato agli alimenti?

Vediamo, allora, a chi si può chiedere di prestare gli alimenti: nell’ordine, al coniuge, ai figli, ai genitori, generi e nuore, suocero e suocera, fratelli/sorelle. Se il coniuge o i figli non ci sono e non ci sono neppure altri discendenti, oppure se questi non possono prestare gli alimenti, il familiare – che dimostri di essere in stato di bisogno – potrà rivolgere la domanda, in via subordinata, agli altri componenti della famiglia.

Come fare per chiedere gli alimenti?

Chi versa in stato di bisogno, dovrà rivolgersi al Tribunale e proporre azione giudiziale mirata al riconoscimento del proprio diritto. Chi versa in stato di bisogno potrà, ove ne ricorrano i requisiti di reddito, eventualmente richiedere di essere ammesso al Patrocinio a spese dello Stato per essere assisto da un avvocato, nella causa avente ad oggetto la domanda di pagamento degli alimenti, senza anticipare le spese legali (che, appunto, saranno pagate all’avvocato direttamente dallo Stato).

Nel proporre domanda di pagamento degli alimenti, ove secondo l’art. 433 c.c. citato vi siano più soggetti tenuti agli alimenti del medesimo grado di parentela, questi saranno dichiarati tutti obbligati verso il beneficiario, ma ciascuno in proporzione alle proprie condizioni economiche (art. 411 primo comma c.c.).

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Sarà il Giudice, in caso di disaccordo tra più coobbligati, a decidere sulla ripartizione del contributo e sulle concrete modalità di prestazione. Il soggetto coobbligato potrà opporsi fondatamente alla richiesta di pagamento di alimenti presentata da un familiare soltanto dimostrando puntualmente al Giudice di non avere adeguate risorse per sostenere l’obbligo.

Ciò significa che, a fronte di una richiesta di alimenti avanzata da un genitore ai figli, i figli saranno entrambi dichiarati obbligati dal Giudice, ma ciascuno in base alla concreta possibilità patrimoniale di farvi fronte, dovendo valutarsi e compararsi la rispettiva capacità patrimoniale dei figli.

Nel corso del tempo, la prestazione alimentare può essere soggetta a variazioni in base ai requisiti, cioè se varia la condizione di stato di bisogno del beneficiario e/o se cambiano le possibilità economiche dell’obbligato. Può quindi essere aumentata, ridotta o cessata per decisione del giudice su istanza della parte interessata.

L’obbligazione alimentare può estinguersi per vari motivi:

– decesso dell’alimentando o dell’obbligato;

– venir meno delle capacità economiche dell’obbligato o dello stato di bisogno dell’alimentando;

– nuove nozze del coniuge (se gli alimenti sono dovuti dagli affini);

– pena accessoria per reati contro il buon costume e la moralità pubblica.

Si ricorda anche che violare l’obbligo di assistenza familiare integra condotta di reato. Infatti, ai sensi dell’art. 570 II comma, n.2 c.p. è specificamente punita l’omessa prestazione dei mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, o inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge non legalmente separato.

Per una consulenza specifica sulla possibilità di chiedere gli alimenti ex art. 433 c.c., o sull’obbligo di pagare il contributo alimentare in favore di un familiare e, in generale, per altre questioni in materia di diritto di famiglia o di diritto civile, si invita a prendere un appuntamento in Studio, o richiedere un parere online ai contatti indicati sul sito internet.

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