Assegno di mantenimento

Il diritto all'assegno di mantenimento dei figli

Il mantenimento dei figli

La richiesta di pagamento dell’assegno di mantenimento dei figli nella separazione (o nel divorzio)

richiesta all'assegno di mantenimento dei figli dopo separazione o divorzio

Il mantenimento dei figli è, assieme al diritto al mantenimento del coniuge (e al diritto all’assegno divorzile), una delle più importanti questioni che vengono in considerazione al momento della separazione (o del divorzio) dei coniugi. 

La questione del mantenimento dei figli, invero, è solitamente quella percepita come maggiormente urgente dal genitore e quella che lo spinge, magari dopo lunga titubanza, a rivolgersi ad uno studio legale che si occupa di diritto di famiglia. 

La prima informazione da comunicare con estrema chiarezza al cliente è che l’obbligo di mantenimento dei figli è previsto dalla Costituzione (art.30) e vale per il solo fatto di averli generati, a prescindere dal matrimonio e/o dalle unioni civili e/o di fatto e che sussiste per entrambi i genitori in base alle rispettive sostanze.

La disciplina di riferimento è contenuta nel codice civile agli artt. 315 bis co.1, 317 bis co.2 ,337 ter co.4, 337 septies; inoltre, nel corso dei procedimenti di separazione e divorzio, si dovranno tenere in considerazione –  laddove esistenti – i Protocolli adottati dai vari Tribunali che concernono  la quantificazione dell’assegno di mantenimento e, nello specifico, le spese – ordinarie e straordinarie – che l’assegno è diretto a coprire.

Mantenimento dei figli in caso di separazione consensuale e di divorzio congiunto

assegno di mantenimento dopo la separazione o il divorzio

Più precisamente, nei casi di separazione consensuale dei coniugi e di divorzio congiunto, l’assegno di mantenimento dei figli diviene oggetto di accordo tra i genitori che, tra loro, ripartiranno le tipologie di spese in favore del figlio anche indipendentemente dai Protocolli in vigore, in base alle esigenze dei figli e alla capacità economica dei coniugi.

In tal modo, i genitori, in base alla rispettiva forza economica, potranno anche concordare di obbligarsi a pagare spese non necessarie e prettamente voluttuarie o di svago (viaggi, divertimenti e sport d’elite, attività sportive agonistiche ecc..).

Mantenimento dei figli in caso di procedimenti contenziosi

Nei procedimenti contenziosi, invece, sarà il Giudice a disporre il pagamento periodico dell’assegno, confrontando la capacità reddituale dei genitori e disciplinando la ripartizione delle spese ordinarie e straordinarie in favore dei figli, secondo i criteri di legge e, come detto, quando esistenti, secondo i criteri dei Protocolli in materia di diritto di famiglia.

Più raro, invece, che il Giudice decida per il mantenimento diretto dei figli, o per il mantenimento in un’unica soluzione a preferenza del pagamento di assegno periodico di mantenimento.

L’obbligo al mantenimento cessa con il compimento della maggiore età?

Il diritto all'assegno di mantenimento dei figli maggiorenni

Altra informazione importante, non sempre chiara al genitore che si rivolge all’avvocato perché l’altro “pretende che continui a pagare il mantenimento a mio figlio che ha già (!!!)  diciotto anni!” è che l’obbligo di mantenimento della prole, previsto dalla legge specificamente per i figli minorenni, non cessa al compimento della maggiore età

Invero non esiste un’età prestabilita o un limite di età, restando i genitori obbligati sino a che il figlio non ha raggiunto l’indipendenza economica.

La Giurisprudenza, al riguardo, appare concorde, tuttavia, nel riconoscere la cessazione dell’obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne non economicamente indipendente che resti inerte nella ricerca di occupazione, non impegnandosi nello svolgimento di alcuna attività o che abbia ingiustificatamente rifiutato offerte lavorative.

La casistica giurisprudenziale è molto ampia, ma l’orientamento dominante appare attento a valutare la diligenza del figlio nella collocazione nel mercato del lavoro.

Come si determina l’entità del mantenimento?

Il diritto all'assegno di mantenimento dei figli

Le modalità attraverso cui si determina l’ammontare dell’assegno tengono conto di diversi fattori. Su tutti, il Giudice valuterà le esigenze attuali dei figli e il tenore di vita goduto sino a che è stata mantenuta l’unità familiare.

Saranno, poi, considerati la collocazione (o la convivenza in caso di figli maggiorenni) prevalente dei figli e, in generale, il tempo che trascorrono presso il genitore non collocatario e, naturalmente, le rispettive risorse economiche dei genitori.

I Tribunali, nei giudizi di separazione giudiziale e divorzio contenzioso, inoltre, mostrano sempre maggiore valorizzazione, nel ripartire il quantum del mantenimento dei figli, della cura e assistenza diretta dai genitori rispettivamente profuse nella quotidianità in favore dei figli.

Non vi sono dubbi, infatti, oggi che la permanenza presso uno o l’altro dei genitori abbia, tra l’altro, una valenza anche economica di contribuzione al mantenimento della prole.

Come per il diritto al mantenimento del coniuge (o all’assegno divorzile) i requisiti elencati per sommi capi dovranno essere oggetto di puntuale prova per formare il convincimento del Giudice.

L’Avv. Chiara Pollini opera nel proprio Studio Legale in provincia di Firenze, nel Comune di Sovigliana-Vinci, a pochi passi dal centro città di Empoli. Lo Studio si occupa, tra l’altro, di diritto di famiglia e cura con particolare dedizione i procedimenti di separazione e divorzio, congiunti o giudiziali (contenziosi).

Per ulteriori informazioni sull’obbligo di mantenimento dei figli nei giudizi di separazione (o divorzio), nonché per consulenze in materia di diritto di famiglia in generale e procedimento di separazione o divorzio, Vi invita a per prendere un appuntamento in Studio o richiedere un parere online (i riferimenti sono nella sezione contatti).




Diritto all'assegno di mantenimento

IL DIRITTO ALL’ASSEGNO DI MANTENIMENTO DEL CONIUGE NELLA SEPARAZIONE

L’Avv. Chiara Pollini opera nel proprio Studio Legale in provincia di Firenze, nel Comune di Sovigliana-Vinci, a pochi passi dal centro città di Empoli. Lo Studio si occupa, tra l’altro, di diritto di famiglia e cura con particolare dedizione i procedimenti di separazione e divorzio, congiunti o giudiziali (contenziosi) e relativo diritto all’assegno di mantenimento.

Nella materia, una delle questioni più discusse è quella dell’assegno di mantenimento che un coniuge richiede per sé, o per i figli, nel corso dei procedimenti di separazione e divorzio giudiziali.

Volutamente limitando qui la trattazione all’assegno di mantenimento in favore del coniuge nei procedimenti di separazione, il diritto a richiedere l’assegno è previsto dal codice civile (art. 156 c.c.) e rappresenta la conseguenza, nei procedimenti di separazione consensuale e giudiziale, degli obblighi di reciproco mantenimento che derivano dal matrimonio.

Diritto all'assegno di mantenimento

Il contributo al mantenimento ha, infatti, la funzione di fornire al coniuge che non ha adeguati redditi propri un sostegno economico anche dopo che è intervenuta la separazione legale.

Nella separazione consensuale, così come in caso di accordo di negoziazione assistita (c.d. “separazione davanti all’avvocato”) l’esistenza dei presupposti di legge per l’assegno di mantenimento del coniuge non sarà verificata dal Giudice. In tali procedimenti consensuali, infatti, i coniugi sono liberi di regolare i reciproci rapporti come ritengono opportuno, nel rispetto delle norme inderogabili di Legge e, quindi, di accordarsi sia sull’importo che sulle modalità di pagamento dell’assegno.

Nella separazione giudiziale, invece, il coniuge che chiede il mantenimento dovrà provare che esistono i seguenti requisiti:

  • la separazione non deve essere addebitabile al coniuge richiedente l’assegno e
  • l’assegno di mantenimento deve essere quantificato in base alle circostanze e ai redditi del coniuge obbligato a versarlo.

Dunque, il coniuge richiedente l’assegno, nella separazione giudiziale, deve dimostrare di essere la parte economicamente più debole e/o la parte che, dalla crisi coniugale e dalla cessazione della convivenza, esce economicamente sofferente rispetto all’altra.

Diritto all'assegno di mantenimento

A tale scopo, il coniuge richiedente l’assegno di mantenimento dovrà anche fornire prova che i propri redditi non sono adeguati (e non vi è possibilità di incremento degli stessi con il lavoro).

Non necessariamente, invece, il diritto al mantenimento dipenderà dal “tenore di vita goduto in costanza di matrimonio”.
Questo riferimento è stato, per molti anni, linea guida per l’accoglimento o il rigetto della richiesta di mantenimento, ma, oggi, non è più così, perché è mutato il contesto socioeconomico e la Giurisprudenza, di conseguenza, ha gradatamente mitigato tale parametro, per arrivare ad un mutamento di indirizzo definitivo con la Sentenza a Sezioni Unite nr. 18287 del 11/07/2018.

In seguito a tale pronuncia della Corte di Cassazione, infatti, “il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio” non può più, da solo considerato, essere il criterio fondamentale per riconoscere o negare l’assegno di mantenimento.

L’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione, infatti, ne restringe molto l’applicazione e indica altri presupposti per il riconoscimento del diritto al mantenimento nel procedimento di separazione giudiziale.

Il Giudice dovrà, quindi, convincersi dell’esistenza di altri elementi che, secondo l’ormai consolidato nuovo orientamento dei Tribunali, devono essere vagliati a preferenza del “tenore di vita goduto in costanza di matrimonio” e, in particolare:

Diritto all'assegno di mantenimento
  • i redditi del richiedente, di ogni tipo (liquidità, immobili, polizze, investimenti e quant’altro denoti indice di ricchezza attuale e/o potenziale);
  • la durata del matrimonio, quale elemento che incide sulla quantificazione concreta dell’assegno di mantenimento dell’avente diritto;
  • le potenzialità lavorative del beneficiario (ad esempio: età, abilità professionali, la spendibilità delle competenze acquisite nel mercato del lavoro; la domanda di lavoro, cioè le chances di trovare un’occupazione retribuita);
  • il beneficio economico derivante al coniuge che abbia iniziato una convivenza con altro partner;
  • il contributo personale ed economico dato da ciascun coniuge alla vita familiare.

Pertanto, sarà indispensabile allegare in giudizio tutta la documentazione reddituale per ricostruire il patrimonio effettivo di entrambi i coniugi e attestare anche l’esistenza di eventuali debiti (ad esempio, contratti di finanziamento, cessione del quinto dello stipendio o qualsiasi altra pendenza in essere).

Non è infrequente, infatti, che per dimostrare il diritto al mantenimento, il coniuge richiedente debba ricorrere a indagini patrimoniali e investigazioni private per portare alla luce eventuali entrate sommerse e
redditi non dichiarati.

E’ importante sottolineare come sia essenziale fornire al Giudice solida prova delle circostanze sopra elencate perché, in caso contrario, l’assegno mensile non sarà riconosciuto, oppure sarà riconosciuto in misura non congrua alla reale situazione economica.

Lo Studio Legale Avv. Chiara Pollini si trova a Sovigliana-Vinci (Fi), in Viale Togliatti n.111, a pochi passi dal centro città di Empoli e, per ulteriori informazioni sul diritto a richiedere l’assegno mensile di mantenimento, nonché per consulenze per separazione e divorzio, Vi invita a per prendere un appuntamento in Studio o richiedere un parere online.